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Inizio con il presentarmi.

Mi chiamo Porchera Giovanni.
Sono nato a Melegnano nel 1956.
Sono figlio di contadini e sin dalla nascita ho vissuto in cascina, la cascina risponde al nome di Guastalla.
Qui ho vissuto sino al 1995 anno in qui mi sono sposato.
Ora abito nel paese in qui mi sono sposato : Bascapè.

Bascapè si trova  in provincia di Pavia.
Sono padre di due figli adorabili.
Sono di fede cattolica.
La mia squadra del cuore è il milan.
Di professione faccio il litografo e lavoro a Milano.
Vorrei, con questo mio sito, tentare di pubblicare al mondo intero  la mia persona con testi, immagini e video e altre cose che mi verranno in mente.
Non è il primo sito o blog che costruisco, ho tentato di farne un altro simile "gioilmiosito"(potete accedere clikccando sul link gioilmiosito) ma trovo che questo sia il migliore.

Naturalmente è in continuo aggiornamento.

Bascapè è un piccolo paese in provincia di Pavia.
Pur non essendo troppo grande è carino e molto accogliente, e offre tutti i servizi necessari: farmacia, banca, edicola, cartoleria, fiorista, scuola, asilo e mezzi di trasporto per Milano, Pavia, Lodi.
C'è anche il castello e una bellissima chiesa con un accogliente oratorio.

Immagini di Bascapè.

La chiesa

Il castello

La piazza.

l'asilo

Le scuole elementari

Il municipio

Il parco

Via prata dove abito, dopo una abbondante nevicata.

La cascina Guastalla dove ho vissuto 39 anni della mia vita.

Chiesa di Bascapè

LA CHIESA DI BASCAPE':

Parlando di un'opera architettonica di tanto grande rilievo, sia come luogo di culto, sia per valore storico-artistico, è bello ricordare il commento positivo di un conoscitore d'arte, che fu anche dirigente della Parrocchia: don Faustino Gianani, insegnante d'arte di don Agostino Boldizzoni e don   Alberto De' Paoli.
Egli dedicò ai suoi alunni, successivamente Parrroci del paese, un'opera intitolata “La chiesa parrocchiale di Bascapè”, pubblicata nell'anno 1972, alla quale si rimanda come fonte delle informazioni presenti nel testo.
In quest'opera egli scrive: “ Questa vostra chiesa della quale scrivendo ammiravo le splendide opere d'arte, è certamente una delle più belle e delle più ricche di tutta la nostra Diocesi”.
Essa, come molti altri edifici pubblici, dedicati al culto, nasce come un piccolo edificio che subisce ingrandimenti progressivi.
La prima base della costruzione risale all' XI secolo con dedica a San Michele Arcangelo, figura molto popolare nell'alto Medio Evo.
A conferma di questo periodo, il libro dei censi della Chiesa Romana attesta che a Bascapè nel 1192 esisteva una chiesa.
Oggi una lapide, murata nella parete destra esterna dell'attuale chiesa, riporta come data  di inaugurazione il 1487, quando era parroco Bernardo Bascapè1.
L'inizio dei lavori di costruzione va posto, però, 94 anni prima, sotto la cura di Giovanni de Homodeis 1389, capolista dei parroci, stando ad un elenco presente in chiesa, il cui limite è indicare solo i sacerdoti con lo Ius patronato, esercitato dai feudatari fino al 1820 circa, e quelli nominati dal Vescovo.
Lo stile fu il gotico-longobardo, sostituito nel XVII secolo da un barocco sobrio, a seguito del rifacimento.
Dice la fonte che si era nel 1637 e il Parroco Arciprete don Gerolamo Pusterla, per munificenza del castellano di Bascapè, il conte palatino Gerolamo Bascapè avviò l'ampliamento sul sito della precedente. Fu completata nel 1680, proprio per la necessità di utilizzare una parte della stessa per le celebrazioni, cosa che rallentò l'opera. In quest'anno iniziò la decorazione da parte di don Ippolito Bascapè. Egli, avvalendosi di artisti ben quotati nella Lombardia del suo tempo, come A. Bellotti, F.Leva, e G. Procaccini, realizzò la grande decorazione pittorica muraria a fresco e quella su tela, oltre agli altari marmorei, alle balaustre e ai pavimenti, curati da Daldino e Calderaro.

LA CHIESA ODIERNA:

Ha una lunghezza interna di m 28,10, la navata è larga  m 9,40 e le cappelle hanno una profondità di m 3,55; l'altezza interna della volta raggiunge m 14. E' stata realizzata in stile barocco lombardo e consta di una navata e di tre cappelle per ogni fianco; il portale è rivolto a Nord. La parte più antica è quella formata dalle due cappelle poste ai lati del portale.
La decorazione pittorica ebbe inizio nel 1630. Alla reggenza di don Luigi Bascapè iniziata nel 1638 era già presente l'altare maggiore in legno dorato oltre alle cappelle di s. Teresa, del Santo Rosario e quella del Battistero. Papa Gregorio XII concesse l'istituzione della confraternita del S. Rosario con l'obbligo di raffigurare i quindici misteri, inoltre per ringraziamento della vittoria sui Turchi ogni prima domenica di ottobre si deve festeggiare e recitare il rosario.
Desta interesse la figura della Madonna delle Grazie, sicuramente recuperata dalla chiesa precedente, a motivo dell'abrasione con la quale è stata incisa la data 1610 nell'intonaco dipinto a fresco, la quale sembra voler certificare l'anno in cui quel muro con l'effige fu collocato dove ora lo si vede. L'affresco presenta scrostature nell'intonaco circostante inoltre la superficie sulla quale è stesa l'immagine non è piana, bensì concava come se fosse stata ricuperata dalla superficie di un voltone. Il fatto che sia arricchita da stupendi marmi e da tele di S. Legnani (Legnanino), di F. Panza, di G. Nuvolone (Panfilo) e di G. Procaccini, ci mostra non solo il culto alla Santa Vergine, ma anche le grazie ottenute come quella raffigurata su una parete. Don Ippolito fece realizzare la nuova sacristia e la dotò di armadi giganti quanto ricchi di sculture con gli evangelisti ed i dottori della Chiesa, per la conservazione di paramenti pregevoli; fece intagliare il coro ligneo a forma di emiciclo da A. Ratti e F. Grassi; con la Confraternita della SS.Trinità portò a casa da Varese due grandi tavole a bassorilievo con la salita al Calvario e la deposizione di Gesù nel sepolcro, probabili opere del 1485 di Bartolomeo da Como, le quali giacciono attualmente presso il magazzino del Castello Sforzesco di Milano.
Di don Ippolito va ricordato il lascito della casa per il medico o speziale con annesso l'orto con l'obbligo di abitarla e di prestare gratuitamente le cure mediche ai poveri; altre iniziative riguardavano i vecchi e le vedove con bambini, i bisognosi, ecc.. denominata “Pia Causa Bascapè”.
Nel 1637 fu costruita la chiesetta di Beccalzù a carico dei Bascapè ai quali fu riconfermato il diritto di Ius patronato dal vescovo di Pavia.
L'organo, che nel '600 era ubicato in quella che ora è la cappella dedicata a s. Geronzio (originario di Bascapè, nominato arcivescovo di Milano, al tempo degli Eruli di Odoacre), fu collocato da don Ippolito sul lato sinistro del presbiterio, per chi guarda l'altare; in seguito (1800) fu ampliato dai Fratelli Prestinari di Magenta e collocato sopra al portale, consta di un manuale, tipo spezzato e di una pedaliera piana, il registro principale è da 16 piedi e quello della facciata è da 8 piedi; inoltre vi sono quelli da 4, da 2 e da 1 oltre ai ripieni; le trombe, i clarini, i flauti, la voce umana, la viola ed il violone, ecc…Una revisione effettuata dalla ditta Cavalli di Lodi agli inizi del 1900 deve aver fatto notevoli trasformazioni come la probabile aggiunta del timbro Dublette bassa, i timballi al pedale e l'eliminazione di altri timbri dei quali sono presenti le sole aste dei registri.
Negli anni settanta, la chiesa fu visitata nottetempo dai ladri, i quali rubarono statue di angeli che costituivano elementi importanti della decorazione di tre altari; inoltre prelevarono statuette di legno sia dorate che semplicemente cerate.
Un fatto importante è stata l'erezione dell'attuale campanile, avvenuta all'inizio del secolo scorso su progetto dell'architetto pavese Angelo Savoldi; esso è alto 35 metri esclusa la croce, costò 6.560 £ire del 1906; le campane furono premiate all'esposizione di Milano. Il vecchio campanile fu mozzato, essendo staticamente insicuro, ma non del tutto eliminato rappresentando l'asse del vertice trigonometrico N° 059006 della Carta dell'IGM in scala 1:25.000, rilevata nel 1865 - 91 avente Latitudine 45°18'23” Nord e Longitudine Ovest da Roma -3° 08' 18”.
A fianco della chiesa vi è un mortoriolo con alcuni teschi recuperati durante gli scavi effettuati nel cortile del Municipio, sede di un vecchio cimitero; qui trova posto una grande statua della Madonna Addolorata, segno di ringraziamento per il pericolo scampato dal colera alcuni secoli fa, durante il quale le persone “morivano come mosche”.
La chiesetta di Trognano (Tor Gnano) è stata fatta edificare dal sacerdote Giuseppe Prata fra il 1723 ed il 1726 (coevo di don Ippolito Bascapè) e da lui abbellita con ricchi e numerosi arredi. Merita di essere ricordato il presepio ligneo in bassorilievo dorato e dipinto, probabile opera di Bartolomeo da Como del 1485, attualmente depositato presso il Museo del Castello di Pavia, proveniente anch'esso dal santuario di Varese dove i bascaprini si recarono a piedi a prelevare anche gli altri due bassorilievi dei quali esiste una copia fotografica in Chiesa.

Mappa Bascapè